Cosa non fare mai su Facebook se non vuoi rischiare la querela

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E’ il social network più utilizzato del mondo, ma ci sono molti che non capiscono ancora che Facebook non esiste al di fuori delle leggi. Ricordate: siamo noi a stare su Facebook, non il nostro profilo. Un principio che la legge italiana ed europea non hanno dimenticato e che è stato applicato nei recenti casi di cronaca. Ecco allora cosa non fare mai su Facebook se non si vuole rischiare la galera.

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Offendere su Facebook è un reato grave

La Corte di Cassazione ha sentenziato: l’insulto su Facebook è più pesante di quello a voce e ha stabilito che offendere su Facebook equivale a diffamazione aggravata. Il motivo è semplice: dato che le offese scritte sul social network possono raggiungere un’indeterminato numero di persone, sono del tutto equivalenti a quelle fatte via mezzo stampa. Ciò che scrivete su Facebook rimane cristallizzato sulle bacheche altrui e per questo diventa ancora più ingiurioso verso la persona offesa, che non può sfuggirne.

Tutto nasce nel 2010 da un caso. Francesco Rocca era il commissario straordinario della Croce Rossa e un componente in congedo dello stesso corpo militare aveva lasciato dei commenti in cui lo apostrofava come “parassita del sistema clientelare” o “cialtrone“, ripetendo il commento in ogni post e foto del commissario, perseguitandolo in ogni piazza di internet.

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L’incauto commentatore pensava di non essere imputabile per queste offese, ma la Cassazione lo ha multato di 1500 euro. Ovviamente, questo non vuol dire che su Facebook non dovremo mai fare critiche o dire solo cose belle. Ma la sottile linea tra offesa e critica che c’è nel mondo reale vale anche nel mondo di Facebook.

Non postate foto dei vostri figli, il caso in Francia

Per molti genitori è difficile resistere alla tentazione di fotografare i progressi del figlio e condividerli sui sociali network, fino ad arrivare a condividere con la piazza di Facebook anche momenti intimi del bambino. Bambino che da grande potrebbe, se ritenesse tali contenuti indecorosi, denunciare a ragione i propri genitori, come stabilisce la legge sulla privacy francese. Quest’ultima prevede che il figlio possa far causa ai genitori e portarli a scontare una condanna di un anno di carcere o il pagamento di una multa di 45mila euro.

Già a febbraio, la polizia francese, pur di scongiurare i genitori, aveva perfino pubblicato un messaggio su Facebook in cui invitava le mamme e i papà a smettere di pubblicare foto dei loro bambini e a non rispondere a catene create proprio con l’intento di diffondere immagini. Non solo il rischio di pedofilia, ma la futura denuncia del proprio figlio dovrebbe fermare i genitori fin troppo aperti con l’infanzia del bambino.

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Ma come riporta Francesco Pira anche in Italia la situazione non è buona e forse bisognerebbe fare un discorso più ampio su cosa voglia dire utilizzare Facebook da genitore: “A nulla sono serviti gli appelli anche recentissimi, in occasione della giornata sulla sicurezza informatica, le ricerche, le conferenze, gli incontri nelle scuole. Tutto cancellato da superficialità o esibizionismo”.

Siamo infatti arrivato al punto tale che la Polizia Postale ha dovuto perfino rispondere sulla propria pagina alle proteste di alcuni genitori ribadendo che ognuno può fare quello che vuole, come se i genitori si sentissero nel giusto a pubblicare continuamente foto che sarebbero finite nei circoli pedo-pornografici. Cosa è rimasto dei genitori, di quei modelli da seguire, se questi si occupano più di vantarsi dei propri figli che di accudirli?

Queste sono le cose da non fare mai su Facebook secondo la legge, ma forse altri atteggiamenti dovrebbero esseri punibili. Cosa ne pensate? Nel frattempo, quella foto di vostro figlio appena nato, tenetevela per voi.

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