sabato, 15 dicembre, 2018
Cyber Sicurezza

privacy shield

Questa settimana a Brussels si sarebbe dovuta riunire l’UE, per piegarsi nuovamente alle richieste americane e far finire in mezzo noi utenti: i nostri dati potranno essere trasferiti dal suolo europeo a quello americano in un batter d’occhio.

Gli ufficiali statunitensi sono già Brussels (attendono la ripresa dei lavori dopo l’attentato) per discutere di un’importante patto transatlantico: il Privacy Shield Act metterà a disposizione 260 mdl di dollari da dare alle compagnie di “digital services” per trasferire agevolmente dati tra gli USA e la UE. Questo include multinazionali come Google, Intel, Apple con base in America, ma che operano attivamente nel vecchio continente. Come se il problema della privacy non fosse già abbastanza grave, se l’Unione Europea cederà a questo ricatto, le multinazionali potranno portare sul proprio suolo tutti i nostri dati, tutte le nostre informazioni. E lontane dall’Italia e dalla UE, avremmo perso tutti i diritti su di essi. I nostri io intrappolati per sempre in America.

giphy2 gap Tutti i nostri dati potrebbero finire in America, grazie al Privacy Shield Pact

Chi siamo agli occhi dell’FBI

In realtà, il patto è stato approvato il 2 Febbraio, ma la partita è ancora lunga: molti stati appartenenti alla UE devono ancora ratificarlo e le agenzie nazionali di privacy di ogni paese, come il nostro Garante della Privacy, lo stanno ancora verificando. Ma vogliamo veramente rischiare? L’NSA, lo scandalo dei politici spiati dagli USA, Wikileaks: tutti questi eventi hanno dimostrato l’inaffidabilità degli americani nel conservare e vagliare le informazioni (e ha fatto in modo che altri accordi con la UE sulla privacy siano falliti).

Questa settimana l’USA farà propaganda all’interno dei salotti europei, ma non è ancora detta l’ultima. Il 13 aprile sapremo su carta le opinioni di tutti gli stati membri e anche dell’Italia. Ma tu vorresti che i tuoi dati andassero a finire nella mani americane?

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apple vs fbi

Nelle ultime ore, tutti i possessori di iPhone sono nel caos, la loro sicurezza compromessa a causa di un attentato a San Bernardino. L’Apple si scaglia contro l’FBI che vorrebbe lo smartphone dei terroristi sbloccato, l’FBI annuncia probabili cause legali. Ma come stanno veramente le cose? E cosa potrebbe cambiare per tutti noi?

I fatti: l’attentato di San Bernardino

In America un’altra sparatoria, l’ennesima dovuta al grande circolare delle armi, a San Bernardino, in California, durante la riunione di un’organizzazione non profit per il sostegno con persone con disabilità. 14 persone sono morte quel giorno. Ciò che l’FBI vuole risolvere sono le motivazioni degli assassini: non si sa ancora perché la coppia formata da Syed Farook e TashFeen Malik abbia sparato.

Ed è qua che entra il dibattito Apple vs FBI. L’FBI ha chiesto alla Apple i dati dell’iPhone dei due presunti terroristi, ma Apple si rifiuta, inneggiando alla privacy ai propri clienti e a come l’FBI non dovrebbe cercare di entrare nel mainframe del sistema iOS, compromettendone la stabilità. Da ciò è incominciata una vera e propria battaglia etica.

Apple, tra privacy e caso mediatico

Apple, di solito parca di comunicati ufficiali, ha rilasciato un comunicato stampa in cui si esprime totalmente sulla vicenda, accusando l’FBI di voler mettere le mani sui dati degli utenti. Non prendiamoci in giro: il problema della privacy nell’era digitale è reale, ma qua sembra essere una questione di principio. 

passcode ios 7 iphone hero 1024x768 Apple non sblocca liPhone del terrorista e diventa paladina della nostra privacy!

E’ vero, il metodo che usa l’iPhone per evitare che i dati degli utenti finiscano nelle mani sbagliate è complesso: dalla versione 8 di iOS, occorrono, in caso di blocco, fino a cinque anni e mezzo per sbloccarlo e l’unione del codice numerico con il numero identificativo del dispositivo rende possibile una sola strada per sbloccare gli iPhone bloccati, perfino per Apple. Creare un versione di iOS senza sicurezza, utile per le indagini. Apple nel comunicato, dice di non volerlo fare per proteggere i suoi utenti.

Il marketing si fonda anche su questo: far credere che nonostante lo Stato sia contro di te l’azienda è al tuo fianco. La gestione di questo problema puzza tanto di pubblicità e di slogan noi ti proteggiamo sempre, caro utente. Apple invoca la privacy, ma non dice che il giudice del caso di San Bernardino non ha chiesto di bucare tutti gli iOS, ma di rendere disponibile solo quello degli assassini. Inoltre, Apple potrebbe presentare l’iPhone già sbloccato, senza dare il software in grado di farlo all’FBI, evitando che esca dall’azienda. Insomma, la privacy è importante, ma in questi casi si possono raggiungere compromessi.

2000px Flag of the United States Federal Bureau of Investigation.svg  1024x614 Apple non sblocca liPhone del terrorista e diventa paladina della nostra privacy!

L’FBI, sicurezza nelle mani di chi?

Non è che l’FBI sia senza macchia. Mentre nella richiesta ufficiale si fa accenno al solo iPhone come prova nel caso, una domanda rimane: perché l’FBI ha subito chiesto un software in grado di bucare gli iPhone? Il compromesso poteva venire anche da parte dell’agenzia governativa statunitense: bastava chiedere che un esperto Apple intervenisse sulla prova, senza che nessuno software fosse spedito, non sarebbe stata la prima volta che Apple avrebbe contribuito a delle indagini.

Il marketing funziona anche con lo Stato: l’FBI sapeva che Apple non avrebbe mai acconsentito, non totalmente o almeno non fin quando la legge non la costringesse, ma il solo provarci avrebbe convinto gli americani a dare fiducia all’FBI, che, dopo tanti scandali, li proteggeva dai cattivi terroristi.

sundar pichai google ceo e1439335509776 1024x576 Apple non sblocca liPhone del terrorista e diventa paladina della nostra privacy!

E ora anche Google entra in campo. “Un precedente preoccupante” ha scritto su Twitter Sundar Pichai, il numero uno del motore di ricerca.  “E’ una cosa completamente diversa richiedere alle compagnia di rendere possibili azioni di hacking degli apparecchi e dei dati dei clienti, potrebbe essere un precedente preoccupante” ha concluso, auspicando “un approfondito ed aperto dibattito su questa questione importante”. Mettiamoci anche Edward Snowden, la ‘talpa’ della Nsa, che ha annunciato il sostegno alla decisione di Cook. Infine, la politica, in fermento per le primarie, ci mette il suo zampino. con interventi nullafacenti di Trump e Ted Cruz. E signori signori, ultima ora, McAfee si vanta di poterli sbloccare senza Apple.

Alla fine ne rimarrà uno solo

La battaglia che si è aperta difficilmente si concluderà con un solo atto: sicurezza vs privacy, tecnologia vs ordine, multinazionali vs governi. In special modo ora che ci avviciniamo verso un mondo connesso, non possiamo sfuggire a queste dicotomie, tipiche del nostro secolo. San Bernardino, già tragica in sé, rimarrà come uno dei passi intrapresi nella risoluzione di questi intrighi, qualsiasi sia il risultato. Ma voi cosa ne pensate? E’ giusto dare precedenza alla sicurezza o rispettare la privacy di tutti?

 

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2015 04 18 1745 Il tuo computer è ostaggio degli hacker? Ecco il tool di Kapersky per liberarlo

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Qui tutte le istruzioni per verificare se il vostro pc è infetto e come rimuovere i bastardi terroristi informatici che tengono in ostaggio le vostre cartelle!

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