sabato, 15 dicembre, 2018
Google

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google car

Doveva capitare prima o poi, l’Internet of Things ci permette di fare tante cose ma i rischi sono reali: il primo incidente della macchina senza conducente di Google è accaduto pochi giorni fa e rischiava di mietere vittime.

I rischi e gli incidenti della Google Car

Nella multa notificata a Google viene descritto come all’inizio di Febbraio la Lexus SUV di Google, mandata per le strade di Mountain View in California, abbia avuto una collisione con un autobus. L’incidente sembra per fortuna molto lieve: la macchina stava viaggiando a 10km/h quando, per girare l’incrocio, è sbattuta contro il retro dell’autobus. Ma si tratta del primo incidente al mondo causato dalla Google Car e se la casa di Mountain View vuole vendere il modello nei prossimi anni deve subito imparare la lezione.

home where 1024x569 La macchina senza conducente di Google fa il suo primo incidente: tutti i dettagli

Ciò che ha portato la macchina a scontrarsi con l’autobus sono stati dei sacchi di sabbia, posti sulla strada per asciugare l’asfalto dopo un’intensa giornata di pioggia. La Google Car li ha rilevati e ha cambiato corsia di marcia, andando a finire contro l’autobus. Ma ironia della sorte, nella multa è chiaro che la colpa fosse dell’autobus: “Abbiamo certamente alcune responsabilità, perché se la nostra macchina non si fosse mossa non avremmo avuto una collisione. Tuttavia, il pilota che era all’interno della macchina non è intervenuto perché ha ritenuto che il bus, come ogni mezzo pesante, sarebbe rallentato per entrare nel traffico e ci sarebbe stato spazio a sufficienza”, afferma Google. 

Arriva quindi l’ulteriore conferma che una macchina comandata da un computer avrebbe più giudizio di un’essere umano alla guida. E voi vi fidereste?

 

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In onore del Safer Internet Day, il giorno dedicato alla sicurezza online, Google ha deciso di regalare 2GB di spazio gratuito aggiuntivo a tutti gli utenti che semplicemente controlleranno le impostazioni di sicurezza del proprio account collegandosi a questo link.

E’ un procedimento velocissimo, giusto 3 passaggi e l’accredito dello spazio gratuito è istantaneo.

Un bel modo quello pensato da Google per garantire la sicurezza dei propri utenti 🙂

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google penalizza ranking se non hai mobile Se non hai un sito web che si vede bene dagli smartphone ti cancello dal pianeta, parola di Google!

A partire da poche ore fa Google ha introdotto le modifiche dell’algoritmo che regola le risposte alle ricerche degli utenti favorendo i siti mobile friendly, quindi ottimizzati per smartphone e tablet. La decisione del motore di ricerca è motivata dal fatto che oltre il 50% delle ricerche viene effettuato ormai da un dispositivo mobile, un dato che in occasione della stagione natalizia negli Stati Uniti ha superato anche il 60%. Se finora dipendeva dal proprietario del sito se voleva essere mobile friendly e quindi attirare più fans e visitatori al proprio sito, d’ora in poi nelle liste di Google essere mobile friendly.

In pratica, se non hai una versione del tuo sito che si adatta automaticamente alla visualizzazione da smartphone, verrai immediatamente penalizzato e perderai tutto il ranking che finora le tue pagne avevano acquisito, quinti tutte potrai dire addio a tutte quelle belle keywords che ti portavano tutto quel bel traffico di cui andavi tanto fiero.

Questo è l’annuncio di Google, occhio che ovviamente il tono è docile e molto accomodante, ma ricordate che qui non c’è modo di trattare, se non siete mobile friendly siete fuori dal web:

Ci siamo passati tutti: abbiamo uno smartphone in mano, lo utilizziamo per accedere ad un sito internet e per tutta risposta ci troviamo su pagine difficili da leggere o da navigare; questo perché non sono ottimizzate per una fruizione da dispositivi mobili.

Con la crescita nell’utilizzo di smartphone per la ricerca su Internet, vogliamo essere sicuri che quando cercate su Google possiate trovare contenuti non solo rilevanti e al momento giusto ma anche semplici da leggere e con cui interagire, anche se vi accedete da mobile o da schermi di dimensioni inferiori rispetto a quelle abituali.

La mancanza di ottimizzazione per dispositivi mobile è un problema anche per chi produce contenuti per il web dato che le persone tendono ad abbandonare la navigazione di siti che non sono preparati per un utilizzo adeguato da mobile. Gli studi indicano che il 74% degli utenti è maggiormente predisposto a ritornare su siti mobile-friendly. Ecco perchè stiamo incoraggiando i webmaster a creare dei siti che evitino le insidie dei testi di piccole dimensioni o dei formati difficili da navigare a favore di pagine che invece possano offrire ai visitatori un’esperienza di qualità anche da mobile.

Lo scorso novembre abbiamo introdotto l’etichetta “mobile-friendly” per notificare alle persone quali link tra i risultati di ricerca portavano a delle pagine ottimizzate per dispositivi mobile e fornito risorse per aiutare i webmaster a realizzare siti di questo tipo. Da oggi nel ranking dei risultati di ricerca forniti su telefoni cellulari iniziamo ad implementare un cambiamento annunciato già da due mesi e che tiene in considerazione se un sito è ottimizzato per dispositivi mobili o meno.

Tenete presente che questo è solo uno degli oltre 200 elementi che valutiamo per fornire i migliori risultati di ricerca. I siti che non sono mobile-friendly non scompariranno dai risultati di ricerca su dispositivi mobili, anzi potrebbero posizionarsi anche più in alto se offrono contenuti di valore e che soddisfano le esigenze delle persone.

Se utilizzate la ricerca Google da dispositivi mobili da oggi potrete accedere in modo ancora più semplice a risultati di alta qualità, rilevanti e dove il testo è leggibile anche senza dover fare tap o zoom sullo schermo, dove c’è il giusto spazio tra le sezioni che prevendono dei tap e la pagina non fornisce contenuti non visualizzabili o obbliga allo scorrimento orizzontale.

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2015 04 18 1743 Google dichiara guerra agli spolier e alle anticipazioni tv

Pare infatti che il colosso di internet abbia depositato un brevetto per un sistema che faccia da filtro alle anticipazioni indesiderate che spesso girano su piattaforme social come Facebook e Twitter. Il filtro ad hoc – che però non è detto che arrivi con un prodotto ai consumatori – sarebbe in grado di identificare gli spoiler inerenti a serie e programmi televisivi, libri e film e quindi rimuoverli dal flusso di post e cinguettii fino a quando non si è in pari con le puntate in onda, oppurefino a quando non si arriva alla fine di un volume. Il sistema non è un filtro grossolano ma un meccanismo che terrà conto, nel caso delle serie tv ad esempio, degli episodi che l’utente ha guardato. Se un contenuto verrà ritenuto spoiler apparirà come censurato, ma l’utente avrà comunque facoltà con un click di vederne il contenuto. Non potrà dire però di non essere stato avvisato.

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Google ha sostituito Microsoft come nuovo bullo del mondo tecnologico, almeno agli occhi delle autorità europee. L’antitrust europea infatti ha ufficialmente accusato il gigante tecnologico di utilizzare impropriamente la sua posizione dominante nel mercato della ricerca per promuovere il suo servizio di shopping, a spese delle aziende tech concorrenti e dei consumatori. Le autorità europee hanno annunciato anche un’indagine su eventuali abusi relativi al sistema operativo mobile Android di Google.

L’avvio di un’azione formale da parte di Bruxelles chiuderebbe un’indagine iniziata nel 2010. E sarebbe una “cattiva notizia” per Google, perché – afferma Ioannis Lianos, professore di Global Competition Law allo University College London – significa che le autorità europee non vogliono patteggiare”. “È un’indagine seria con conseguenze serie. Nei casi di abuso di posizione dominante”, mette in evidenza Spencer Waller, professore antitrust alla Law School di Chicago, “sono di solito previste multe ed è imposto il cambiamento di alcuni comportamenti”.

L’Unione europea potrebbe imporre multe fino al 10% del fatturato globale, o oltre 6 miliardi di dollari in sanzioni nel caso di Google.

Questo tipo di trattamento è familiare a un altro gigante tecnologico americano che una volta dominava il settore: Microsoft. Per oltre un decennio a partire dal 1998, Microsoft ha combattuto la Commissione europea per il suo sistema operativo Windows, che la Commissione ha sostenuto spingeva gli utenti a utilizzare il browser Web di Microsoft Internet Explorer. Microsoft infine ha accettato di offrire ai clienti una scelta di browser rivali e collezionato più di $ 2 miliardi in multe.

Quel caso e la sua ricaduta coincisero con la fine di un’epoca in cui Microsoft e Bill Gates, il suo amministratore delegato, sembravano godere potere quasi incontrastato. Non è chiaro quanto di un effetto del caso europeo ha avuto sul business di Microsoft Accanto a queste sfide regolamentari infatti la società è stata duramente colpita dai cambiamenti del settore molto più ampi. L’ascesa del web come piattaforma di calcolo comune ha eroso la potenza di Windows, e la proliferazione di smartphone con sistemi operativi NON microsoft ha tirato gli ultimi colpi alla società, anche badate bene, rimane una delle aziend epiù ricche e potenti del mondo grazie alle sue attività Windows e Office.

Ma i casi della Microsoft all’epoca segnarono un punto di svolta, quando i governi cominciarono a girare le viti in una società che, a loro avviso, era diventata un bullo. Ora è il turno di Google. Secondo un recente rapporto del Wall Street Journal, la società ha evitato una possibile causa legale con il governo degli Stati Uniti sul suo monopolio, ma le questioni europee potrebbero trascinarsi per anni.

Queste accuse antitrust, e la crescente ostilità da parte degli altri nel settore della tecnologia, sono in parte una ferita auto-inflitta. La società ha utilizzato i suoi profitti eccezionali dal search advertising per sovvenzionare tentativi costosi per replicare i prodotti di numerose aziende che una volta considerava alleate.

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