venerdì, 20 Settembre, 2019
Native Advertising

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Nel mese di luglio, Imgur prevede di lanciare una funzione “messaggi promossi” con circa una dozzina di partner che consentirà agli inserzionisti di raggiungere la sua enorme comunità amante delle immagini, GIF e e dei meme. Simili a un tweet promosso su Twitter o un pin promosso su Pinterest, un post promosso su Imgur otterrà più visibilità di quello che avrebbe di per sé, posizionando il contenuto nei flussi di immagini degli utenti.

Imgur attira più di 31 milioni di di visitatori unici al proprio sito solo nell’applicazione mobile nel mese di febbraio, il 97 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo comScore. Questo lo rende il 106 ° sito più visitato negli Stati Uniti ed addiruttyra più grande di Reddit, che addirittura incanala una parte dei suoi 25 milioni di unici mensili attraverso prorpio le foto divertenti ospitate su Imgur. (Imgur è stato originariamente costruito per essere uno strumento di condivisione di immagini per reddit.).

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Imgur, con appena 47 dipendenti, ed già in attivo, secondo la società. Ha un annuncio display sul desktop e mobile, che quindi rappresenta la stra grande maggioranza delle entrate. La società in passato ha provato a vendere abbonamenti Pro, ma progressivamente è passata a un modello di business completamente supportato dalla pubblicità.

Eppure nonostante questi numero Imgur non è ancora sul radar dei grandissimi investitori. Il progetto in se infatti deve ancora maturare, la registrazione non è ancora obbligatoria per poter inserire contenuti e al di là di una sola unità pubblicitaria, tutte le altre campagne pubblicitarie sono state tutte sperimentali finora. L’anno scorso, ha funzionato una serie di “messaggi sponsorizzati” per alcuni inserzionisti, tra cui 2K Games, che ha promosso il suo ultimo videogioco “Borderlands”, con una serie di GIF create appositamente per la comunità Imgur. Paramount ha inoltre promosso il suo film “Anchorman 2” con una campagna Imgur.

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E come i grandi editori affrontano la nuova sfida della pubblicità online

 

Molti editori stanno cercando negli annunci native la cura di tutto ciò che li affligge, dalla riduzione dei tassi degli annunci display alla pubblicità programmatica per la visibilità. Il Wall Street Journal ha invece una visione più pragmatica.

“Io credo nella pubblicità nativa, ma non credo che sia la risposta ai problemi degli inserzionisti e sopratutto non è la risposta ai problemi del settore editoriale,” ha detto Trevor Fellows, responsabile globale delle vendite di annunci di Dow Jones, l’editore del Wall Street Journal. Eppure nel 2014 il giornale ha avuto oltre 50 campagne che coinvolgono contenuti personalizzati (compresi annunci nativbe) con clienti tra cui Mercedes, AIG e la Fondazione MetLife. Il dodici per cento delle entrate pubblicitarie dell’ultimo anno ha coinvolto la pubblicità personalizzata quindi il native ha contribuito ad un aumento del 2 per cento nelle entrate pubblicitarie nel trimestre più recente del Wall Street Journal.

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Ma mentre altri editori hanno afferrato con i denti questa nuova opportunità commerciale il Journal ha adottato un approccio più sobrio e, se il New York Times e gli altri editori de Condé Nast a Time Inc. stanno arruolando i loro giornalisti nel processo di creazione degli annunci, il Journal, il cui direttore editoriale Gerard Baker, una volta definì annunci nativi un “patto faustiano,” mantiene un muro duro tra chiesa e lo stato. Ha instituito un comitato etico che parla con il cliente e valuta ogni annuncio nativo prima della pubblicazione.

Sia quel che sia la pubblicità nativa è ormai una realtà consolidata ma pur sempre acerba e molte aziende addirittura non sono ancora pronte per produrre contenuti adatti alla viralità di questa tipologia di pubblicità. Allo stato attuale delle cose alcuni editori infatti molti editori si fanno pagare sia per la produzione di contenuti che per la diffusione, il che per alcuni grandi player vuol dire entrate che si aggirano intorno ai 500.000 dollari per campagne composte da più articoli con infografiche interattive, video e integrazione sui social network.

Insomma, la pubblicità native rappresenta probabilmente il futuro dell’advertising per i prossimi anni, ad oggisiamo solo all’inizio e, se è vero che anche in Italia i primi player dell’editoria online stanno iniziando a testare questo formato pubblicitario, siamo sicuri che le modalità di visualizzazione, fruizione e condivisione dei contenuti sponsorizzati è solo all’inizio della sua evoluzione.

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