martedì, Aprile 16, 2024

Microsoft Edge bug: dati di Chrome importati

Microsoft INTRODUCE UNA FUNZIONALITÀ CHE IMPORTA I DATI DA Chrome SENZA CONSENSO

Da mesi gli utenti segnalavano una strana anomalia con il Browser EDGE. Il Software di navigazione Microsoft, preinstallato in Windows e adesso rimovibile da Windows 10 e Windows 11 a fronte dell’obbligo dell’azienda di Redmond ad adeguarsi alle disposizioni contenute nel DMA (Digital Markets Act) europeo, si “impossessava” dei dati di navigazione e delle schede aperte in Chrome.

In altre parole, pur senza aver richiesto l’importazione dei dati dall’istanza di Google Chrome presente sulla stessa macchina, Edge se ne appropriava mostrandoli all’utente attraverso la sua interfaccia. L’acquisizione dei dati in Edge senza autorizzazione pareva riconducibile alla presenza di un bug: infatti, avveniva anche quando l’opzione Importa i dati di esplorazione a ogni avvio del browser risultava disabilitata.

Il problema aveva destato preoccupazioni e sospetti tra gli utenti, ma recentemente Microsoft ha fatto una dichiarazione ufficiale riguardo a questa questione. Secondo l’azienda, l’EDGE DISPONE DI UNA FUNZIONALITÀ CHE OFFRE UN’OPZIONE PER IMPORTARE I DATI DEL BROWSER A OGNI AVVIO DA ALTRI PROGRAMMI DI NAVIGAZIONE, CON IL CONSENSO DELL’UTENTE. L’azienda afferma che lo stato di questa funzionalità potrebbe non essere stato sincronizzato e visualizzato correttamente su più dispositivi. AGGIUNGENDO CHE HANNO RISOLTO IL PROBLEMA.

In pratica, secondo Microsoft, a causa di un bug che evidentemente persisteva in Edge da diverse versioni a questa parte, l’opzione relativa alla sincronizzazione dei dati di navigazione e delle schede aperte non funzionava così come avrebbe dovuto. Da qui, il comportamento più volte lamentato da tanti utenti.

Usciamo dalla frotta dei “malpensanti”. In questo caso la volontà di Microsoft non era certo quella di trasferire su Edge informazioni senza l’autorizzazione dei diretti interessati. Tuttavia, Mozilla ha recentemente voluto accendere un faro sui comportamenti di Microsoft, Google ed Apple che costituiscono un reale impedimento per la diffusione e la corretta distribuzione di Firefox. L’iniziativa si chiama Platform Tilt.

Microsoft ha comunque risolto il problema, promettendo una maggiore trasparenza e rispetto per la privacy degli utenti in futuro. La questione sollevata da Mozilla può portare alla riflessione sulla tutela dei dati personali e sulla trasparenza delle attività svolte dalle grandi aziende tecnologiche, tema di grande attualità e importanza nell’attuale contesto digitale.

Questo episodio solleva dunque la necessità di una maggiore regolamentazione e attenzione alla privacy degli utenti in un’era in cui i dati personali sono sempre più al centro di controversie e preoccupazioni. Speriamo che l’iniziativa di Mozilla possa portare a un’ulteriore riflessione in merito e a ulteriori interventi volti a garantire una maggiore tutela dei dati personali.

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